Storia


1983

 

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Nasce il Centro Aiuti per l’Etiopia Onlus per volere e su iniziativa di Roberto Rabattoni, attuale Presidente dell’associazione.

1985

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Viene costruito a Maganasse, in Etiopia, il primo piccolo ospedale in grado di garantire assistenza sanitaria in un’area priva di servizi di base. In un altro villaggio, Owiatié, si realizza il primo pozzo. Prendono avvio i primi progetti per sostenere i bambini vulnerabili.

1986

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Sempre a Maganasse viene inaugurato il primo asilo in grado di ospitare 200 bambini in difficoltà.

1987

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In tre container viene attivato il primo laboratorio professionale per la realizzazione di scarpe per i malati di lebbra.

1988

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Il Centro Aiuti per l’Etiopia Onlus si costituisce formalmente in associazione di volontariato. Vengono regolamentate le adozioni a distanza che garantiscono la sopravvivenza a migliaia di bambini.

1990

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L’iniziativa dell’adozione a distanza viene estesa in Eritrea per aiutare i bambini orfani di guerra.

1991

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Portata a termine in Sudan, nel villaggio di Kassala sul confine eritreo, la costruzione di un edificio prefabbricato per ospitare i profughi in fuga.

Ottenuta l’autorizzazione per le adozioni giuridiche internazionali.

1992

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Inizia la costruzione degli 850 m2 della scuola-refettorio “San Francesco” nella periferia di Addis Abeba dove verranno quotidianamente seguiti, grazie all’iniziativa dell’adozione a distanza, 1.400 "figli della strada".

1993

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Nel villaggio di Yeterek iniziano i lavori per la realizzazione di una scuola-refettorio destinata a 1.000 bambini supportati con l’adozione a distanza.

1994

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Viene avviata a Yeterek la costruzione di una scuola di agraria.

Iniziano, nella periferia di Addis Abeba, i lavori di costruzione del “Villaggio Madonna della Vita”, un centro di accoglienza per minori in difficoltà in grado di ospitare 180 bambini.

Tra il 2004

e il 2007

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Viene avviata la costruzione di 5 centri di prima accoglienza per l’infanzia, mentre nella zona del Guraghe vengono realizzate una scuola, un refettorio, un ambulatorio medico, una scuola professionale di falegnameria, meccanica, sartoria e 11 pozzi.

Il numero complessivo di bambini adottati a distanza passa da 17.800 nel 2005 a 25.000 nel 2007.

2007

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Parte il progetto “Operazione Donna” volto a risolvere il drammatico problema del prolasso all’utero che colpisce centinaia di giovani madri, causando moltissime morti.

2009

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Ad Areka, nella zona del Wollaita, su di un terreno donato dal governo etiope, inizia la costruzione di un centro di accoglienza per minori vulnerabili.

2010

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Il Presidente etiope Girma Wolde Giorgis consegna al presidente del CAE Roberto Rabattoni l’”Award of excellence”, un’alta onorificenza riconosciuta a coloro che si distinguono per attività significative in Etiopia. A Rabattoni viene assegnata per la sua pluriennale attività umanitaria.

Nella città di Wolkitè nasce la “Mensa dei poveri” per far fronte all’emergenza alimentare che colpisce gran parte della popolazione locale.

2011

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Ad Areka viene inaugurato il Centro di accoglienza Beato Giovanni Paolo II in grado di ospitare un centinaio di malati o disabili.

In ambito sanitario 1.800 donne vengono salvate grazie al progetto “Operazione Donna”.

Prendono avvio i lavori per la costruzione di un ospedale a Soddo nei pressi di quello statale, inadeguato e fortemente sottodimensionato rispetto alle necessità. La struttura – “Ospedale di Claudia” - sarà destinata alle cure materno-infantili e disporrà di un moderno centro medico radiodiagnostico.

2012

In campo sanitario proseguono i lavori per la costruzione dell’ospedale di Soddo e il progetto “Operazione Donna” in collaborazione con le autorità governative locali.

Vengono intensificati gli sforzi per promuovere il sostegno a distanza per tutelare l’infanzia di minori vulnerabili: viene raggiunto il traguardo di 35.000 bambini adottati a distanza.

2013

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Sono oltre 5.000 le donne operate nell'ambito del progetto "Operazione Donna" avviato nel 2007: la più grande iniziativa in campo sanitario sostenuta dal Cae.

Il terreno di pertinenza del Centro di accoglienza Beato Giovanni Paolo II ad Areka viene destinato alla coltivazione agricola. Il progetto “Un’agricoltura sostenibile per Areka” prevede la realizzazione di una piantagione multi-colturale in grado di offrire ai bambini ospiti del centro un’alimentazione bilanciata. L’attività agricola garantirà lavoro a numerosi braccianti che grazie alla consulenza di un agronomo, potranno affinare le loro tecniche produttive.

Iniziano i primi interventi di emergenza umanitaria nella zona di Gimbi: agli sfollati del campo profughi vengono donate oltre 2.000 coperte.

Salgono a 40.829 i bambini adottati a distanza in Etiopia, Eritrea e Sudan.

2014

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Si avvia alle battute finali la costruzione di una scuola professionale a Mugi che formerà falegnami e fabbri.

Viene ultimato l’allestimento della Casa di prima accoglienza per minori a Gimbi: la struttura potrà accogliere 40 bambini vulnerabili.

Nel mese di settembre vengono inaugurate la scuola materna e primaria ad Adama e la scuola secondaria superiore a Soddo. Le due scuole sono destinate a 5.000 studenti tra i 4 e i 17 anni.

Completata una nuova ala Maternità dell’ospedale statale di Gimbi. La struttura si colloca nell’ambito delle iniziative volte a tutelare la salute materno-infantile.

Le prime 300 donne affette da struma tiroideo vengono sottoposte ad intervento chirurgico presso l’ospedale di Gimbi. Il progetto denominato “Chirurgia a Gimbi, operazione gozzo” è destinato a proseguire data l’elevata incidenza della patologia nella zona.

2015

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Iniziano i lavori per quello che è destinato a diventare l’impegno prioritario per il 2015: la realizzazione del Centro di accoglienza “San Pio da Pietrelcina” a Gimbi. Il progetto prevede la realizzazione di un centro di accoglienza per bambini vulnerabili, disabili o sieropositivi, un laboratorio arti e mestieri e la coltivazione delle rimanenti superfici non edificate. Si tratta di un intervento molto ambizioso con diversi obiettivi: assicurare assistenza, istruzione e cure medico-riabilitative a minori disabili o sieropositivi, offrire un’opportunità di formazione professionale ai giovani e creare le basi per uno sviluppo agricolo locale. A giugno viene raggiunto il primo significativo risultato: il 50% delle strutture è realizzato. A ottobre i lavori sono all'80%.  

A 15 km dal Centro di accoglienza San Pio prende avvio un importante progetto di sviluppo: Un allevamento a Gimbi. Esso prevede la realizzazione delle strutture per dar vita a un allevamento di bestiame: stalle, locali per conservare il foraggio, per immagazzinare il mangime e un laboratorio per la conservazione e trasformazione del latte che i beneficiari del progetto potranno utilizzare gratuitamente. 

Nell’ambito del progetto “Acqua per la Vita” viene realizzato un pozzo presso il Villaggio Madonna della Vita ad Addis Abeba e avviati i lavori per la costruzione di due pozzi nelle località di Indibir e Makalè.

A Dembidolo, 700 km a ovest di Addis Abeba, si trova un immenso campo profughi dove vivono 6.000 persone senza alcun tipo di assistenza. In questa località iniziano i lavori per la realizzazione di un ambulatorio e un dispensario medico.

2016

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In Etiopia la peggiore carestia degli ultimi 30 anni mette in ginocchio la popolazione. La siccità provoca la perdita di raccolti e di bestiame nonché la riduzione delle riserve alimentari. Per fronteggiare questa situazione di emergenza viene avviata una raccolta fondi e a fine aprile vengono distribuiti i primi aiuti alimentari.

In occasione dalla 40° Giornata internazionale della Donna, i rappresentanti del Ministero delle Donne e dei Bambini assegnano al presidente del CAE un importante riconoscimento per lo straordinario contributo dell’associazione nel rafforzamento del potere delle donne e dei bambini.



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