Roberto Rabattoni


Roberto Rabattoni è l’anima del Centro Aiuti per l’Etiopia. Fondatore dell’associazione, è l’attuale Presidente e Legale rappresentante. Dedica la sua vita ai più deboli, impegnandosi in prima persona direttamente sul campo.

La nascita del Centro Aiuti per l’Etiopia è strettamente legata all’esperienza personale di Roberto Rabattoni. A 40 anni, nel 1983, vola in Etiopia per adottare una bambina, la sua primogenita Elena. Da questo momento la sua vita viene stravolta, gli orizzonti cambiano completamente. Quello che doveva essere “soltanto” un viaggio per dare una famiglia a un bambino in difficoltà, si trasforma in uno spartiacque. Roberto inizia da subito a raccogliere aiuti economici e beni di prima necessità da inviare in Etiopia. Coinvolge amici e parenti, si divide tra il lavoro, la famiglia e quella che diventerà la sua seconda casa: l’Etiopia. Nel dicembre del 1983 nasce l’associazione che coinvolge sempre più volontari. Ma è sempre Rabattoni a fare la spola tra Verbania e Addis Abeba, costantemte alla ricerca di nuove iniziative perché vi sia una speranza vera per chi soffre. 

Raggiunta l’età per il pensionamento non ci sono dubbi per Roberto: smessi gli abiti dell’imprenditore, diviene missionario laico e si trasferisce in Etiopia per dedicarsi a tempo pieno alla sua vocazione. L’attività sul campo, a contatto con uomini, donne e bambini che lottano per vivere, con i problemi e le difficoltà, consente di tradurre la solidarietà dei molti amici in interventi concreti, verificabili e soprattutto funzionali ai bisogni reali della popolazione.

Ad accompagnarlo e sostenerlo in questo percorso, una Fede incrollabile che l’ha aiutato a farsi portavoce dei più deboli e a far valere i loro diritti, primo fra tutti, il diritto di vivere dignitosamente.

A chi gli chiede come ha fatto a diventare esperto di quei luoghi martoriati da guerre, carestie, malattie e morte Rabattoni risponde con semplicità “…ho risposto alla conoscenza del cuore, è la strada più efficace per andare incontro ai bisogni dell’umanità per risolvere i problemi degli ultimi fra gli ultimi. Mi auguro che sempre più persone riescano a comprendere che è più bello donare che ricevere”.

 

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